articoli speciali di you4planet http://www.you4planet.it news e curiosità per vivere il Pianeta responsabilmente you4planet.it http://www.you4planet.it/feed_rss.php redazione@you4planet.it redazione@you4planet.it IT-it <![CDATA[L'invito IKEA alle Feste Responsabili]]> 2009-12-23 08:54:52 Si potrebbe dire che non fa quasi più notizia. Ma non sarebbe vero. E’ già il quinto anno che IKEA, il colosso svedese dell’arredamento “democratico”, decide di aggiungere una tinta verde al tradizionale rosso delle festività natalizie. A partire dalla metà di novembre, in tutti i negozi IKEA presenti sul territorio nazionale, sono in vendita alberi di Natale veri che i clienti hanno la possibilità di riconsegnare i primi di gennaio, ricevendo un buono di importo pari al prezzo di acquisto.

Nel corso degli anni, la campagna di sostenibilità ambientale di IKEA legata agli alberi di Natale ha abbracciato progetti diversi, tutti uniti dal comune denominatore della responsabilità. Nel 2008, a beneficiare della restituzione di circa 15 mila alberi (il 40% dei 39.978 venduti) è stato il Parco Nazionale del Gargano, che ha visto IKEA donare 50 mila euro per la riqualificazione delle aree boschive percorse dagli incendi.

Quest’anno l’iniziativa “Mettiamo radici insieme” andrà a finanziare il recupero paesaggistico del Bosco di San Francesco ad Assisi: oltre 60 ettari di ulivi e coltive che, dalla fine del 2008, sono diventati patrimonio del FAI, il Fondo Ambiente Italiano. Per ciascun albero restituito, IKEA donerà 3 euro al FAI per finanziare l’attività di recupero della Selva di S. Francesco ad Assisi, riaperta al pubblico dopo 800 anni. Negli ultimi cinque anni, i clienti IKEA hanno restituito più di 75.000 alberi, che sono stati trasformati in fertilizzante naturale o utilizzati per la produzione di pannelli truciolari.

La campagna IKEA 2009 rilancia: oltre ai 3 euro che l’azienda svedese devolverà per ogni albero restituito, sarà data ai clienti la possibilità di aggiungere altri 3 euro trattenuti dal buono d'acquisto ricevuto alla riconsegna delle Picea Omorika. “In questo modo ci si augura” spiegano gli organizzatori “ di portare a 6 possibili euro la cifra per ogni pianta che farà il viaggio di ritorno verso i negozi IKEA”. Si tratta di una cifra importante, considerando il costo contenuto (attorno a 10 euro) per l’acquisto degli alberi di origine serba.

“In IKEA” sottolinea Riccardo Giordano, responsabile ambientale di Ikea Italia “non solo ci impegniamo attivamente nella riduzione dell’impatto ambientale e nell’uso efficiente e responsabile dell’energia, ma vogliamo anche promuovere la possibilità per tutti di fare qualcosa per l’ambiente. Iniziative come quella di Mettiamo radici insieme sono importanti proprio per questo, perché solo se collaboriamo tutti possiamo veramente migliorare l’ambiente in cui viviamo.”
Sono infatti in fase di sperimentazione anche sistemi fotovoltaici di ultima generazione che attendono solo il placet finale degli esperti svedesi: “non appena sarà trovata la soluzione migliore tutti gli impianti Ikea del globo si adegueranno”. Anche i negozi italiani.
L’Italia è a trarre i maggiori benefici dal commercio con Ikea: “L’Italia è il terzo fornitore mondiale di materie prime per i nostri prodotti”, sottolinea Giordano, il quale precisa che il tentativo di rendere sostenibile l’apparato produttivo sarebbe inutile se non fosse accompagnato dal controllo delle modalità di produzione esterne all’azienda. “Noi verifichiamo il buon comportamento ambientale dei fornitori”. Solo in Italia, una equipe di tre persone controlla l’osservazione di determinati parametri. Grado di inquinamento dell’acqua, dell’aria, ma anche la sicurezza sul posto di lavoro e l’utilizzo dei materiali, sono sottoposti ad analisi scrupolose. “Se tali parametri vengono disattesi Ikea interrompe il rapporto commerciale”.
Non rientra nelle intenzioni dell’azienda fare di questo impegno un’operazione di marketing: “Si sa poco o niente dei nostri investimenti. La direttiva è di non utilizzare tutto questo per farci pubblicità. In realtà il rispetto ambientale rientra fra le ossessioni degli svedesi. Lo impongono perché credono nella sua importanza, e non per un ritorno economico”.

Infatti l’iniziativa degli alberi “a noleggio” non è l’unica portata avanti dalle filiali italiane del gruppo svedese.
Per tutto il periodo natalizio, l’illuminazione esterna delle due filiali milanesi di Corsico e Carugate, sarà interamente realizzata attraverso luci LED ad elevata efficienza. “In questo modo”, spiegano da IKEA ITALIA “si ottiene un risparmio energetico superiore al 50% rispetto alle lampadine a incandescenza, pur mantenendo la tipica brillantezza”. Per evitare lo stress da traffico nella corsa ai regali i due negozi IKEA di Milano offrono inoltre ai propri visitatori un servizio gratuito di collegamento con la metropolitana per incentivarli all’uso di mezzi di trasporto ecosostenibili alternativi all’automobile.

Sul sito IKEA è possibile trovare la segnalazione del percorso più ecosostenibile per raggiungere ogni negozio.
Per il gruppo svedese si tratta dell’ennesima dimostrazione di impegno in prima persona e lo stimolo ad un cambiamento collettivo delle proprie abitudini.

Qualcosa su cui è davvero il caso di mettere radici insieme.

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<![CDATA[Media World "Progreen"]]> 2009-10-22 15:14:29 Per gli utenti più attivi su You4Planet non è una novità. Anche grazie ad uno degli obiettivi presenti nella nostra selezione abbiamo imparato che non tutti gli elettrodomestici sono uguali. Alcuni consumano meno degli altri e soprattutto alcuni consumano meglio; le classi energetiche danno la misura dell'efficienza degli apparecchi.

MediaWorld, marchio del gruppo tedesco Mediamarkt Saturn Holding GmBH (prima catena di elettronica di consumo in Europa) è presente in tutta Italia con 83 punti vendita e si muove sulla strada dell'informazione già dal 2007 attraverso “ProGreen”, iniziativa di sensibilizzazione nei confronti del consumatore per promuovere l’acquisto consapevole di beni di elettronica.
“Come Retailer, distributore di beni di elettronica di consumo e elettrodomestici, abbiamo il dovere morale e civile di porci il problema che gli oggetti che vendiamo e proponiamo al grande pubblico ci facilitano la vita da un lato, ma dall’altro devono essere smaltiti e riciclati nel pieno rispetto delle leggi” avverte Pierluigi Bernasconi, amministratore delegato di MediaWorld.
Il programma è incentrato sullo sviluppo di un marchio che contraddistingue i prodotti in base alla categoria di sviluppo sostenibile, contrassegnati da un logo originale, diverso da quello utilizzato per la classe energetica di appartenenza.
“Il marchio - racconta Maurizio Motta,  Direttore Generale Commerciale Mediamarket - raffigura la mappa del mondo, in verde. L'idea è stata quella di identificare un logo che non ha nulla a che fare con quello della classe energetica, che tra l'altro è stato stabilito a livello europeo, per rendere immediatamente visibili nei nostri punti vendita e sui volantini i prodotti che dal punto di vista ecologico, appartengono alla categoria di sviluppo sostenibile”. La volontà di MediaWorld è quella di indirizzare l’acquirente verso un'offerta ancora più “verde”.
I prodotti a marchio ProGreen devono infatti rispettare parametri come il risparmio energetico, lo smaltimento intelligente dei componenti, il riciclo dei materiali di utilizzo, la riduzione delle risorse naturali nella produzione insieme a quella delle fonti energetiche alternative.

ProGreen ha dato il via ad una serie di progetti che realizzano una connessione tra interessi commerciali e responsabilità sociale di impresa come la stampa di un volantino su carta dotata di certificazioni ambientali fornita dai produttori, l'avvio della raccolta differenziata nella sede centrale del gruppo a Curno, la partecipazione all'EcoDay 2008 con l'omaggio a tutti i clienti di 90.000 lampadine di classe energetica A a 15W, l'adesione alla campagna “M'Illumino di Meno” del programma Caterpillar di Radio2 fino al progetto “Adotta un Albero”.

Oltre alla funzione informativa rivolta ai clienti attraverso la comunicazione all'interno dei punti vendita, ProGreen promette di influire positivamente anche sulla progettazione dei nuovi spazi di vendita, realizzati con materiali ecocompatibili, e una diminuzione dei consumi di elettricità all'interno degli stores.
L'azienda ha anche reso disponibile, in forma digitale, una serie di consigli per un uso ed un acquisto consapevole degli elettrodomestici attraverso il proprio sito. Per Pinuccia Algeri, direttore della comunicazione di MediaMarket “comunicare una riduzione dell'impatto ambientale non vuol dire giocare con una leva di marketing cara al portafoglio del consumatore, ma condividere con lui un rapporto vicino alla società in cui viviamo”.  A dimostrazione che produttori e consumatori oggi come non mai si muovono insieme per lo sviluppo di una consapevolezza ambientale condivisa.

In questo contesto si inserisce la campagna “Adotta un Albero” i cui risultati pubblicati lo scorso luglio rappresentano un'ottima notizia per tutti gli amanti dell'ambiente.
MediaWorld ha aderito infatti, attraverso Fondazione Terra Onlus, al progetto “Emission Free - No Effetto Serra” di Eco-Way, società di consulenza globale sui cambiamenti climatici, Fondazione Terra Onlus dal 2004 lavora per salvaguardare e recuperare aree forestali in Italia e nel mondo.
I progetti di Fondazione Terra Onlus, attualmente già realizzati o in fase di realizzazione, coinvolgono terreni ubicati nella provincia di Milano, Pavia, Roma e Lecce per un totale di 700 ettari circa. “Adotta un albero”, inserito all’interno della raccolta premi dedicata ai clienti della catena, ha permesso a chi ha acquistato prodotti presso MediaWorld negli ultimi 12 mesi di partecipare concretamente alla creazione di una piccola “oasi” verde. I clienti hanno avuto la possibilità di adottare un albero con 200 punti totalizzati con la carta fedeltà dando vita a un’area ecologica MediaWorld in un parco della Lombardia, situato nel comune di Monticelli Riva in provincia di Pavia.

L’iniziativa è arrivata quest’anno con la Campagna 2008-2009 alla sua seconda edizione ed è pronta a ripetersi anche nella prossima. Sono stati 320 gli alberi “adottati”, capaci di assorbire circa 2 tonnellate di anidride carbonica all’anno liberando ossigeno in atmosfera.
Una grande soddisfazione espressa anche dal presidente di Eco-Way, Guido Busato: “Il progetto Emission-free/No effetto serra sottoscritto con MediaWorld è un forte segnale di interesse da parte di un canale così importante, come quello della grande distribuzione. L’impegno nei confronti dell’ambiente deve essere per qualsiasi azienda concreto. L’area, creata grazie agli alberi adottati dai clienti MediaWorld, contribuirà a purificare l’aria che respiriamo ogni giorno”.

Giuliano Pezzano, direttore Marketing Clienti MediaMarket promette che la diffusione per la cultura ambientale continuerà anche in futuro anche attraverso altre iniziative.
L'augurio è che il risultato di 2000 Kg di CO 2 assorbite quest'anno venga presto superato.

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<![CDATA[Il mito di Icaro rivive grazie a Deutsche Bank e il progetto SOLAR IMPULSE]]> 2009-09-14 16:25:01 Una rilettura in chiave moderna del mito di Icaro, con un totale ribaltamento del finale: se nella mitologia greca fu il calore del sole a concludere tragicamente il volo del figlio di Dedalo, ai giorni nostri sarà proprio l’energia solare a far volare un essere umano. E’ il sogno di due inventori – i “pionieri” svizzeri Bertrand Piccard e Andrè Borschberg – e risponde al nome di “Solar Impulse”: far volare un aeroplano funzionante esclusivamente attraverso celle fotovoltaiche, e con questo compiere un giro completo del mondo senza il minimo utilizzo di carburante e, di conseguenza, a totale impatto zero.
Una visione che prende forma grazie all’aiuto di un grosso partner come Deutsche Bank, ma anche un sogno di complessa realizzazione, che potrebbe apparire paradossale, se non addirittura provocatorio. Con questo progetto Piccard e Borschberg vogliono mettere l’accento sull’enorme potenziale delle energie rigenerative e dare il via ad una vera e propria rivoluzione nell’utilizzo delle rinnovabili. Lo scopo del progetto è in larga parte quello di promuovere e testare le nuove tecnologie, che sul lungo termine dovrebbero rendere la nostra società più indipendente dai carburanti fossili, e allo stesso tempo di porsi come esempio e spingere più gente possibile a ridurre i propri consumi energetici giornalieri.
Prima del viaggio, previsto per il 2012, ci sono state alcune tappe preparatorie: prendendo spunto da alcuni studi condotti alla Scuola Politecnica Federale di Losanna, il concept di “Solar Impulse” vede la luce nel 2003. Il prototipo del velivolo, chiamato “Solar Impulse HB-SIA”,  viene realizzato in due anni tra il 2007 e il 2009, ed è stato ufficialmente presentato al pubblico il 26 giugno scorso all’aeroporto svizzero di Dubendorf. Nel 2010, sarà il primo velivolo a provare la possibilità di volare giorno e notte senza carburante. L’aereo da registrazione definitivo, il “Solar Impulse HB-SIB”, a bordo del quale Piccard e Borschberg compiranno il giro del mondo, sarà invece più grande: si passa dai 61 metri di apertura alare del prototipo ai circa 80m della versione finale, e la sua realizzazione, dati gli ingenti costi di produzione, sarà resa possibile solo dalla partnership intrattenuta con Deutsche Bank.
Una collaborazione nella quale entrambe le parti in causa credono moltissimo. Josef Ackermann, presidente del consiglio di amministrazione di Deutsche Bank, ha dichiarato alla stampa: “Deutsche Bank, come Solar Impulse, lotta per l’innovazione e la sostenibilità. Dal momento della nostra fondazione, nel 1870, abbiamo reso possibile un gran numero di innovazioni tecnologiche – dal supporto alla costruzione delle rotaie per treni nel diciannovesimo secolo, fino alle moderne tecnologie legate all’energia solare ed eolica. Ma soprattutto il senso di responsabilità verso il nostro ambiente e la nostra società è una parte integrante della nostra identità come impresa. Quindi, Deutsche Bank ha molto in comune con Solar Impulse. Stiamo puntando su di un grande e stimolante progetto, e auguriamo ogni successo al team condotto da Bertrand Piccard e Andrè Borschberg”.
Gli fa eco lo stesso Borschberg, affermando: “Il supporto di Deutsche Bank ci dà la possibilità di costruire in futuro l’aeroplano da registrazione, con cui voleremo intorno al mondo, fermandoci una volta per continente. Con un partner come Deutsche bank possiamo affrontare questa sfida, che fino ad ora appariva insuperabile, con la consapevolezza che Deutsche Bank condivide con noi lo spirito d’iniziativa così come la volontà di prendersi dei rischi”.
Data la complessità del progetto, solo portando le tecnologie odierne ai loro limiti sarà possibile far volare il “Solar Impulse” per alcuni giorni, ma soprattutto per alcune notti. Con le tecnologie moderne in fatto di conversione dell’energia solare, un metro quadro di celle fotovoltaiche può fornire ai propulsori soltanto 28 Watt di energia in modo continuativo. In poche parole, l’energia necessaria per tenere accesa una lampadina.
Calcolando le dimensioni del velivolo e il numero di celle di cui dispone, potremmo paragonare il velivolo ad un albero di Natale da strada – come quelli che si vedono nei film americani – dotato di circa duecento luci elettriche. Per ovviare a queste difficoltà di mantenimento energetico, si è dovuto ricorrere ad alcune brillanti soluzioni in fatto di design e di aerodinamica, riducendo il peso dell’aereo affinché venisse minimizzato il consumo energetico. Basti pensare che l’SIA, pur con la sua enorme apertura alare (pari a quella di un Airbus A340), peserà soltanto una tonnellata e mezza, poco più di un’ utilitaria.
Ma le analogie col mito di Icaro non finiscono qui. Come questi era figlio dell’inventore cretese Dedalo, che fabbricò le ali con cui i due tentarono volando la fuga dal labirinto del minotauro, così Bertrand Piccard discende da una famiglia di pionieri ed esploratori che gli hanno trasmesso la passione per l’avventura e, in particolar modo, per il volo: Auguste Piccard, suo nonno, è stato il primo essere umano ad entrare nella stratosfera su di una mongolfiera, mentre suo padre Jacques fu il primo ad immergersi nella Fossa delle Marianne –  il punto più profondo e inesplorato dell’oceano –, location cara a molti registi di fantascienza. Come dire che la mela non cade mai troppo lontana dall’albero.

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<![CDATA[L'intesa tra WWF e Terna]]> 2009-08-06 00:46:55 Avere a disposizione energia elettrica ovunque ci si trovi è diventato per tutti qualcosa di naturale, ma non altrettanto diffusa è la conoscenza di quei soggetti che rendono possibile l’operazione del trasporto dell’energia dalle centrali alle nostra case.
Terna è in Italia il principale gestore della rete di trasmissione nazionale di energia elettrica ad alta tensione, con il controllo di oltre il 98% delle infrastrutture. Si tratta di una realtà che, con i suoi oltre 40.000 km di rete, detiene un ruolo strategico dal punto di vista dello sviluppo industriale ed economico del paese ed una crescente responsabilità anche nei confronti dell’ambiente.
Per questo Terna, oltre a dotarsi di un Codice etico, si confronta costantemente con le istituzioni locali e con le principali associazioni ambientaliste, con particolare attenzione allo sviluppo sostenibile. Sensibilità che l’ha proiettata tra le 10 aziende europee insignite del Ruban d'Honneur dall' European Business Award 2009 nella categoria Sustainability.
E proprio il suo recente protocollo di intesa con il WWF, senza dubbio la più conosciuta associazione ambientalista a livello mondiale, ci ha indotto a sceglierla come protagonista del nuovo Speciale di You4Planet.

La nostra mission, ci racconta il Dott. Fulvio Rossi (responsabile della comunicazione interna e della responsabilità sociale d'impresa dell’azienda romana) è quella di creare valore per gli azionisti con un forte impegno all’eccellenza professionale e con un comportamento responsabile verso la comunità, nel rispetto dell’ambiente in cui operiamo.
La partnership con il WWF, siglata nel gennaio 2009 consente di associare un “progetto ambiente” firmato Terna ad un’organizzazione strutturata, autorevole ed esperta. L’obiettivo principale dell’accordo è la maggiore integrazione dei criteri ambientali nella fase di pianificazione dello sviluppo della rete elettrica e l’armonizzazione di tale attività con la strategia di conservazione promossa dal WWF.
In concreto, ci racconta il dott. Rossi “la considerazione degli impatti ambientali nella fase di pianificazione delle linee significa connotare il territorio anche in base alle sue caratteristiche naturali e identificare fasce di passaggio delle linee elettriche che minimizzino l’impatto”. L’intesa, della durata di 3 anni, sta muovendo i primi passi operativi.
“Stiamo lavorando di concerto con il WWF alla predisposizione di linee guida per la progettazione e realizzazione di nuove infrastrutture elettriche “in sintonia” con l’ambiente e nel rispetto della biodiversità”. Inoltre, l’accordo prevede una serie di iniziative da realizzare in aree selezionate di comune accordo, tipicamente Oasi del WWF attraversate o lambite da infrastrutture Terna. Tra le finalità quella di rendere più tollerabile la presenza delle linee in aree di pregio naturalistico e di rendere più fruibili le Oasi per il monitoraggio e lo studio scientifico. I primi risultati sono attesi per la fine dell’anno

Terna non limita tuttavia a questo patto la sua attività nel campo della sostenibilità. In questo senso va ricordato il progetto di “Nidi Sui Tralicci” che come rivela il Dott. Rossi dimostra l’ impegno di Terna nel voler sperimentare usi alternativi delle linee elettriche a vantaggio dell’ avifauna e della biodiversità.
Gli uccelli, e in particolare i rapaci, utilizzano, infatti, comunemente le linee elettriche e i tralicci sia come punti di osservazione del territorio sia come strutture per la nidificazione. Per quanto riguarda la biodiversità, il tracciato della linea può costituire un fattore di accrescimento e di protezione in alcune specie, creando alcune “isole” di concentrazione della biodiversità, specie nelle aree aperte.
Per questo motivo, Terna fornisce collaborazione attiva all’associazione ornitologica Ornis Italica, che nel corso degli ultimi anni ha consentito l’installazione di oltre 300 cassette adatte alla nidificazione dei rapaci.
Il costante monitoraggio delle cassette, inoltre, ha consentito di raccogliere una mole considerevole di dati biologici ed etologici e di riscontrare un effetto positivo in termini di biodiversità, rappresentato dall’aumento della popolazione di gheppi residenti nell’area.

Ogni volta che Terna posiziona nuove linee elettriche, si impegna anche in interventi di compensazione e mitigazione, come il rimboscamento e l’inserimento delle specie autoctone di pregio nelle aree interessate. Si tratta di interventi realizzati grazie alla consulenza di esperti del mondo accademico e della ricerca scientifica. “Abbiamo arricchito la nostra esperienza proprio affrontando una pluralità di casi con esperti di tutti i settori coinvolti. L’insieme di queste 'best practice' è diventato un punto di riferimento per chi si occupa di mitigazione delle infrastrutture sul territorio e contribuisce alla costruzione di una sorta di piattaforma di linee guida che raccoglie tutti gli interventi e le esperienze affrontate in Italia.
Per fare qualche esempio concreto, c'è l'esperienza di Lodi, dove verrà installato un nuovo elettrodotto da 380 kV, che consentirà di eliminare i “colli di bottiglia” che gravano ancora sulla rete, con un recupero energetico di almeno 400 MW (pari a meta della potenza di una grande centrale elettrica) e una diminuzione dei Km. di linea.

L'installazione verrà completata con interventi di mascheramento, attraverso tecniche di ingegneria naturalistica che, utilizzando vegetazione autoctona, permetterà un incremento della biodiversità locale e offrirà habitat di rifugio e alimentazione alle specie faunistiche locali.
Per il futuro si prevede anche lo smantellamento di oltre 1.200 km di vecchie linee a fronte di 450 km di nuovi elettrodotti ad alta tecnologia, con tralicci innovativi e cavi interrati.

La realizzazione di nuove linee produce effetti positivi non solo in termini di sicurezza del servizio e di costo finale dell’energia elettrica, ma anche di riduzione delle emissioni da parte del sistema elettrico.
In particolare, realizza una riduzione delle perdite di rete che potrebbero portare ad una riduzione valutata in circa 1.200 GWh/anno.
E qui il dott. Rossi ci fornisce un dato molto chiaro: ”Ipotizzando che questa diminuzione coincida con un effettivo risparmio di combustibile fossile. E’ possibile ritenere che questi interventi possano avere come valore aggiunto anche una diminuzione di emissioni di CO2 che oscilla fra 500.000 e 600.000 tonnellate annue.”
Dati da non sottovalutare ed elementi di sviluppo che hanno trovato nella sigla del protocollo fra Terna e WWF un nuovo punto di partenza e un modello di riferimento positivo per le aziende del settore, con la consapevolezza - confermata dalle parole dello stesso amministratore delegato di Terna - Flavio Cattaneo di un fattore di competitività per il Paese intero.
A dimostrazione che lo sviluppo nel giusto equilibrio tra crescita infrastrutturale e salvaguardia ambientale oggi rappresentano un traguardo possibile.

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<![CDATA[Google: "Mowing with Goats"]]> 2009-07-07 15:56:36 E’ sorprendente come soluzioni apparentemente antitetiche, ogni tanto, producano il medesimo risultato.
Se pensiamo a concetti come la riduzione dell’inquinamento, l’ utilizzo consapevole delle risorse o a soluzioni all’avanguardia per il consumo energetico, tendiamo ad immaginare l’impiego di macchinari avveniristici come auto ibride od elettrodomestici ultramoderni. Esattamente l’opposto di quanto applicato da Google in materia di risparmio energetico attraverso una delle sue ultime trovate: la sostituzione di macchine tagliaerba con delle capre per falciare il “prato di casa” dell’azienda americana, il Campus di Mountain View in California.

L’iniziativa, in pieno stile CSR, ha preso il nome di Mowing with goats - letteralmente, falciare l’erba con le capre” e nasce nei primi mesi del 2009 da un’ intuizione del team incaricato alla manutenzione del Campus. E’ stato calcolato che il costo sostenuto dall’azienda per la rasatura dell’erba utilizzando macchine industriali poteva essere sostituito, a parità di costi, dal “noleggio” di un gregge di capre, con il beneficio di una riduzione delle emissioni di CO2, e l’ ulteriore vantaggio di una naturale fertilizzazione dei campi al loro passaggio. Come dire: il nuovo che ritorna all’antico.

Grazie all’aiuto di 280 capre che hanno passato una settimana a pascolare sotto le finestre degli uffici dell’azienda, controllate a vista dal cane Jen, il border collie preposto alla loro sorveglianza, Google si è nuovamente guadagnata le pagine di riviste specializzate e citazioni da numerosi blog. L’idea bizzarra ha immediatamente suscitato un grande interesse tra gli utenti della Rete, tanto che in molti hanno pensato ad un pesce d’aprile fuori tempo massimo. Nulla di più vero, invece. L’iniziativa interpreta un bisogno reale (la legge californiana che impone di falciare i prati presenti nelle proprietà private per evitare il propagarsi di incendi), e l’esigenza di comunicare un messaggio di impegno ecologico da parte dell’impresa.

Ci siamo fatti raccontare da Simona Panseri, Corporate Communications & Public Affairs Manager di Google Italia il perché di una iniziativa apparentemente bizzarra, ma che nasconde al suo interno un obiettivo di grande responsabilità. “Pur nascendo da un bisogno concreto per l'azienda, questa esperienza ha avuto un chiaro obiettivo di sensibilizzazione dei dipendenti”, ci spiega. E aggiunge: “Quello che si è cercato di evidenziare è come nella vita di tutti i giorni esistano alternative per soddisfare i bisogni concreti di ciascuno di noi nel pieno rispetto dell'ambiente, impiegando soluzioni apparentemente meno immediate, ma comunque efficaci”.
Un progetto simile era stato sostenuto negli anni scorsi in Italia da parte di alcune amministrazioni locali: in molti hanno presente il caso di Torino, dove il Comune ha concesso ai pastori il pascolo libero in alcune zone suburbane, costituite da verde non posto a controllo, in modo da creare un’opportunità per i pastori e un vantaggio per il decoro urbano.
Nel caso dell’azienda americana si è trattato invece di una vera e propria strategia di responsabilità sociale d’azienda. Come conferma Simona Panseri: “L'idea di partenza è quella di cooperare alla salvaguardia del nostro ambiente a partire dalle piccole azioni che caratterizzano la nostra quotidianità. La manutenzione dei campi a Mountain View è solo un esempio, così come lo sono il controllo del consumo di plastica all'interno degli uffici di Google nel mondo, oggi drasticamente ridotto e l'impiego di materiali riciclabili ovunque possibile: dalla carta delle stampanti ai bicchieri del caffè”.

Per sensibilizzare ulteriormente il proprio “pubblico” – gli utenti della Rete – Google ha inoltre recentemente sviluppato una nuova applicazione, chiamata Google Power Meter, che permette a chiunque di identificare e misurare il proprio consumo energetico, domestico e non, come “Quanto costa lasciare la televisione accesa tutto il giorno”, “Cosa cambia se in ufficio abbassiamo l'aria condizionata di un grado”. Le domande a cui Power Meter intende dare risposta sono all'apparenza semplici, ma le soluzioni  – se adottate da un largo numero di persone – potrebbero dare un notevole risparmio sia in termini energetici che dal punto di vista economico. La versione Beta del software è in free download all’indirizzo www.google.org/powermeter.
Sono numerosi gli esempi che sottolineano l'interesse di Google verso il tema dell'ambiente, a partire da iniziative locali, come l'impiego di pannelli solari all'interno del Campus di Mountain View per l'utilizzo di energia prodotta da fonti naturali, a importanti progetti di carattere internazionale come quello per l'incentivo all'utilizzo di veicoli elettrici (RechargeIT) o l'impegno a ridurre le emissioni di Carbonio attraverso lo sviluppo di tecnologie che sfruttino le risorse energetiche naturali.

“Mowing with goats”, non è che la punta dell’iceberg, l’esempio più singolare di un progetto ad ampio raggio nell’affrontare tematiche ambientali: bizzarro sì, ma anche molto efficace.

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<![CDATA[Il progetto cinematografico di PPR]]> 2009-06-22 18:28:44 Il 5 giugno 2009, in occasione della giornata mondiale dell'ambiente è stato presentato, in contemporanea nelle sale cinematografiche di 50 paesi, HOME, un documentario realizzato dal fotografo, giornalista Yann Arthus-Bertrand e dal regista Luc Besson, con il contributo del gruppo francese PPR.
Il film, attraverso una serie di riprese aeree della Terra, dall'Amazzonia, al Polo, all' Africa ci da una fotografia impietosa sullo stato di salute del pianeta e dei problemi a cui l'umanità deve fare fronte prima possibile.

La necessità di una nuova consapevolezza nel rapporto fra uomo e ambiente, l'obiettivo di informare e chiamare alla partecipazione collettiva rappresentano, nelle parole dell' ideatore del progetto Yann Arthus-Bertrand quella spinta ideale che ha mosso dall'inizio gli autori con il monito preciso che: “è troppo tardi per essere pessimisti”.

Ruolo fondamentale per la realizzazione del lungometraggio è stato giocato da PPR holding multinazionale francese attiva nei settori dei prodotti di lusso e nel retail, che non solo ha sostenuto i costi economici dell'operazione, ma se ne farà attiva promotrice attraverso i propri marchi.
Il gruppo Pinault-Printemps-Redoute raccoglie grandi nomi della moda come Gucci, Yves Saint Laurent, Bottega Veneta, Fnac e Puma ed ha già da tempo intrapreso una politica aziendale sensibile nei confronti dell'ambiente, attraverso la scelta dei propri fornitori, la riduzione del trasporto propri prodotti con mezzi a combustibile fossile, l'attenzione ai consumi energetici all'interno dei propri negozi e attraverso la promozione di prodotti cosiddetti “responsabili”.
Il supporto del gruppo PPR, innovativo nelle forme e nei modi, mira a diffondere il messaggio espresso da “Home” nel modo più esteso possibile.
La diffusione del film ha infatti interessato, per la prima volta nella storia, contemporaneamente tutti i media oggi a disposizione - cinema, televisione, home video e Internet – attraversando idealmente i cinque i continenti del Pianeta.
Il canale di YouTube dedicato ad HOME, nel giorno del suo debutto ha realizzato 400.000 visualizzazioni.
Nello stesso giorno è stato inoltre trasmesso su moltissimi canali televisivi e teatri di tutto il mondo. Al suo debutto sulla emittente televisiva francese France 2 è stato visto da oltre 8,3 milioni di spettatori. In India, è stato trasmesso attraverso la emittente via cavo STAR World.
La scelta di favorire una diffusione così ampia del film afferma François-Henri Pinault, amministratore delegato del gruppo PPR, va intesa come stimolo: “non dobbiamo solamente agire individualmente ma incoraggiare l'informazione e aumentare la consapevolezza di chi ci circonda”.

Il film, che sarà disponibile gratuitamente fino al 14 giugno su YouTube, è stato tradotto in 14 lingue.

L' edizione in DVD, in formato Blu-ray, è stata prodotta dalla 20th Century Fox e contiene le versioni in inglese ed in francese. E' stato stimato che saranno vendute più di 100.000 copie del DVD. Quando i costi di produzione saranno stati completamente coperti, tutti gli ulteriori proventi verranno devoluti a GoodPlanet.org, la fondazione dedicata ai temi ambientali voluta da Yann Arthus-Bertrand.

Ed ora qualche dato relativo al film:
500 ore di materiale girato, 54 paesi protagonisti attraverso 120 location diverse, un anno e mezzo di lavorazione per 217 giorni di riprese il cui risultato è unico nel suo genere: realizzato quasi interamente con riprese aeree spettacolari quanto a tratti impietose,
HOME è stato girato in momenti diversi a causa della vastità delle aree riprese.
Ci sono voluti oltre 18 mesi di tempo per portarlo a termine. Il regista, un cameraman, un ingegnere di macchina e un pilota hanno volato su di un piccolo elicottero attraverso varie regioni in oltre cinquanta paesi. Le riprese sono state effettuate in alta definizione "Cineflex" con le telecamere sospese ad un giroscopio stabilizzato da una sfera fissata su una rotaie posta sulla dell'elicottero stesso. Queste telecamere, originariamente progettate per scopi bellici, sono automaticamente in grado di ridurre le vibrazioni contribuendo in questo modo a catturare immagini molto stabili e pulite tanto da far sembrare che le riprese siano state effettuate con metodi tradizionali quali le gru o i carrelli. (Fonte: Wikipedia). Dopo ogni volo, le registrazioni venivano immediatamente controllate assicurandosi in questo modo che fossero di altissima qualità. Quando tutte le riprese sono state completate, Luc Besson e il suo staff hanno impiegato oltre 488 ore per editarlo e montarlo.
Il risultato è un mix tra immagini e dati che lascia lo spettatore senza fiato.

La visione di HOME sottolinea come sia il contributo di ciascuno di noi a poter fare la differenza ed è il primo elemento che può portare al riequilibrio del rapporto fra uomo e Pianeta Terra. A tal proposito suona emblematica la voce fuori campo che introduce l'inizio del film... “Ascolta attentamente questa storia, che è la tua, e decidi cosa vuoi farne...”.

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<![CDATA[Protezione attiva del ghiacciaio]]> 2009-05-18 16:25:22 Il termine “global warming” storicamente legato al mondo accademico e degli esperti di climatologia è entrato prepotentemente nel nostro vocabolario. L’argomento è stato ampiamente trattato a livello mondiale: basti pensare all’enorme successo di pubblico del film-documentario di Al Gore Una scomoda verità e alla rilevanza che i media hanno dedicato al problema.

 

Ciononostante, in Italia si nota una diffusa tendenza a considerare il fenomeno in maniera distaccata, quasi fosse un problema relegato ai poli del globo, senza nessun tipo di conseguenza tangibile all’interno dei confini del Belpaese.

Così purtroppo non è: in Italia esistono oltre 800 ghiacciai montani che per via della loro ridotta estensione e della collocazione ad una latitudine medio-bassa, stanno fortemente risentendo dei cambiamenti climatici in atto. La riduzione dei ghiacciai alpini è un fenomeno in ascesa e le misurazioni compiute su di essi nell’ultimo secolo mostrano ingenti perdite sia areali che volumetriche.

 

Ma esistono dei metodi per rallentare l’ablazione? Vale a dire lo scioglimento del ghiaccio dovuto all’irraggiamento solare?

La ricerca glaciologica moderna ha portato ad una possibile soluzione del problema prendendo spunto dall’osservazione empirica di un fenomeno naturale: si tratta del cosiddetto fenomeno dei “funghi di ghiaccio”, cioè di quelle formazioni fungiformi costituite da una roccia (che fa da “capocchia”) sostenuta da un gambo di ghiaccio di elevazione variabile (si va da pochi centimetri a oltre un metro).

Queste bizzarre strutture si formano grazie alla cosiddetta ablazione differenziale, ovvero la differenza di ablazione che intercorre tra una superficie di ghiaccio non coperta, e quindi interamente esposta all’irraggiamento solare ed una superficie “protetta” da detriti rocciosi.

Se la copertura detritica è particolarmente fitta, le radiazioni solari non riescono a penetrarla efficacemente e di conseguenza lo scioglimento del ghiaccio sottostante è notevolmente ridotto rispetto a quello di una superficie di ghiaccio “pulito”.

Da questo punto di partenza si sono sviluppate le ricerche sulla mitigazione artificiale dell’ablazione, volte a riprodurre questo particolare fenomeno naturale.

Eppure, fino a pochi anni fa, in Italia non era stato ancora approntato nessun tipo di protezione attiva del manto glaciale.

 

E’ così che nel 2007 l’Università degli Studi di Milano, attraverso il Dipartimento di Scienza della Terra e Levissima ha deciso di dare vita ad un progetto di ricerca e di sperimentazione attiva sulla mitigazione degli effetti del riscaldamento globale.

Per questo innovativo progetto si è scelto di condurre la sperimentazione sul Ghiacciaio Dosdè Orientale Gruppo Cima Piazzi, zona alpina dell’Alta Valtellina da cui ha origine la stessa acqua Levissima.

La prima fase della ricerca, coordinata dal professor Claudio Smiraglia e dalla dottoressa Guglielmina Diolaiuti, è consistita nel collocamento di una stazione metereologica automatica AWS (Automatic Weather Station) che potesse fornire una registrazione precisa e continua della temperatura dell’aria sul ghiacciaio.

La stazione, situata a 2.800 metri di altezza è oggi la più alta presente su ghiacciaio di tutta la Lombardia ed è diventata fonte indispensabile di dati scientifici per il Comitato Glaciologico Italiano, e per la comunità scientifica tutta.

 

Ma il vero fiore all’occhiello del progetto di ricerca sul Dosdè è l’esperimento, senza precedenti in Italia sulla mitigazione dell’ablazione.

Attraverso lo stendimento di un telo ampio 150 mq di materiale geotessile (composto di poliestere e propilene, privo di sostanze nocive e perciò termicamente smaltibile) su una porzione di pari dimensioni del ghiacciaio gli esperti hanno realmente coperto parte del ghiacciaio.

Il telo, disposto il 14 maggio scorso, si è posto come barriera protettiva tra i raggi solari e la neve sottostante, arginando gli effetti della normale fusione del ghiaccio dovuta al riscaldamento della zona nel periodo primaverile ed estivo. Il 21 novembre, data di conclusione dell’esperimento, i risultati ottenuti hanno largamente soddisfatto il gruppo di ricerca: il volume di acqua preservato è risultato di circa 115 metri cubi, vale a dire 115.000 litri di liquido, e l’ablazione totale è stata ridotta del 66 per cento.

Un traguardo importante, sottolineato anche dal partner dell’iniziativa Levissima, da sempre attenta a considerare l’acqua non solo come un bene da consumare, ma una risorsa da proteggere, garantire e rinnovare. “Questo contributo alla ricerca scientifica rappresenta per Levissima un importante tassello di quella che è la filosofia aziendale che da sempre ci guida”, dichiara Federico Sarzi Braga, direttore Business Unit di Sanpellegrino, “L’acqua è un bene da rispettare, una risorsa da tutelare e soprattutto una responsabilità da assumere”.

Grande compiacimento anche da parte degli studiosi che vi hanno lavorato con dedizione: “siamo molto soddisfatti del risultato di questo primo esperimento”, conferma il Professor Smiraglia, “uno dei prossimi passi della ricerca sarà quello di riposizionare il geotessile su una porzione accanto a quella coperta nel 2008, in modo da salvare un’altra parte di superficie del ghiacciaio e consentire in tal modo una migliore distribuzione degli effetti positivi ottenuti”. L’esperimento continua.

 

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