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Paolo Sorcinelli ci racconta la storia dell'acqua
Paolo Sorcinelli, professore ordinario di storia sociale dal 1974 all’Università di Bologna, è un attento osservatore della storia e della realtà storica. Soprattuto del ruolo che la vita quotidiana ha avuto nel corso dei secoli, in quell'affascinante relazione tra l'uomo e gli elementi della natura, prima fra tutti, l'acqua. Lo abbiamo incontrato per scoprire come storia ed acqua si sono influenzate nella strada che porta ad oggi.
L’acqua è l’elemento primario della vita. Cosa rappresenta per lei?
Noi nasciamo nell’acqua e il nostro corpo è per tre quarti composto da acqua: in questo senso l'acqua ha rappresentato e rappresenta ancora oggi la vita e la morte.
La storia dell’uomo è davvero impermeata dall'acqua, così come il nostro corpo?
Fra acqua ed attività umane è sempre esistito un nesso inscindibile. L’acqua è stata in ogni epoca l’elemento che ha condizionato nel bene e nel male la vita dell’uomo: gli insediamenti umani sono sorti dove si trovava in abbondanza. L’acqua è legata ai riti di purificazione, alle pratiche magiche, ai miracoli, alle pratiche mediche e terapeutiche. La sua presenza ha significato fertilità della terra e quindi benessere, e al contrario la mancanza ha portato siccità e mancanza di cibo. La stessa presenza di acqua stagnante ha causato per millenni la diffusione della malaria e della diffusione di febbri. E poi l’acqua ha alimentato le ruote dei mulini e nella rivoluzione industriale è stata forza motrice, come oggi lo è per le centrali elettriche.
C'è qualche storia italiana che lega acqua e mito?
Le tradizione popolare racconta di una principessa dalle lunghe trecce d’oro che, per non sposare il principe saraceno prescelto dal padre, si sarebbe suicidata gettandosi di notte in acqua dalla torre del castello. Il gesto è carico di simbolismi: paura delle invasioni saracene, paura delle acque stagnanti che circondano la città, paura delle febbri malariche, che “la bella gioventù muta in vecchiezza” e porta a morte precoce.
Traspare in questa leggenda una stretta corrispondenza fra uomini, ambiente e condizioni sanitarie: l’acqua paludosa è l’elemento che origina la malaria, ma nell’immaginario collettivo acquista uno spessore mentale attraverso l’immagine dello straniero saraceno e della principessa. 
Quindi l'acqua non è sempre stata “amata” nell'immaginario collettivo?
Ad esempio, Ramazzini, autore del De morbis artificum, riteneva che il puzzo delle acque stagnanti per la macerazione della canapa provocasse la “completa distruzione degli spiriti animali” e quindi pestilenze e crisi isteriche nelle donne.
Ancora nel secolo XIX, il secolo dell’idroterapia, c’era chi era pronto a giurare che “tutti coloro che bevevano acqua si ammalavano”.
Del resto, fin dal medioevo, le prime parole che venivano insegnate ai bambini, oltre alle consuete mamma e babbo, erano pappo e bombo, cioè pane e vino. Non era un caso, poiché si riteneva che il vino eliminasse i cattivi umori negli adulti e i vermi nei bambini; da Pasteur in poi ammazzerà anche i microbi.
L’avversione all’acqua è una credenza destinata a durare nei secoli, condizionando la cultura e la vita quotidiana, malgrado nulla si sapesse del meccanismo di trasmissione delle malattie gastroenteriche attraverso i fattori inquinanti o della connessione fra paludi, zanzare e malaria anche se la saggezza popolare aveva imparato a difendersi rifuggendo le zone di pianura per rifugiarsi sui cucuzzoli delle colline.
Concetto che Giovanni Verga ribadisce nella novella “Malaria” e che Angelo Celli, da medico e politico, agli inizi del Novecento, inquadra nel pragmatismo della tutela ambientale sollecitando forti investimenti governativi nelle regioni meridionali per i rimboschimenti e per la messa a punto di bacini di ritenuta delle acque torrenziali.
Oggi la protezione della risorsa acqua è diventato un dovere imprescindibile per i governi e per i singoli cittadini. Ha notizia di come era vissuta la protezione dell'acqua dai popoli occidentali nel medioevo?
Tutti gli statuti comunali dal medioevo in poi prevedevano severissime pene per coloro che inquinavano pozzi, sorgenti e corsi d’acqua. Non si conosceva la causa delle malattie gastrointestinali ma l’acqua andava difesa a tutti i costi. Forse oggi il problema delle risorse idriche è sottovalutato e comunque vissuto con meno rispetto.
(continua...)
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